Tesseramento anno 2016 con il direttore del giornale L'Alpino

tesseramento anno 2016 con il direttore del giornale l'alpino

Quest'anno alla celebrazione della Santa Messa insieme al nostro parroco ha partecipato Don Bruno Fasani,  direttore dell'Alpino, il mensile della nostra associazione, che sotto la sua direzione ha assunto ,senza nulla togliere ai suoi predecessori, una nuova veste più consona alla realtà in cui viviamo ma soprattutto libero da pressioni o ingerenze che in passato lo avevano caratterizzato; un bravo a Don Bruno è un augurio a migliorare sempre più il nostro giornale.

Con l'occasione voglio riportare quanto dichiarato ultimamente da Don Bruno sulla preghiera dell'alpino, che molti pseudo pacifisti vorrebbero cambiare

La Preghiera dell’Alpino va presa nel suo senso metaforico di impegno a tutelare e difendere un popolo e la sua identità culturale.
Non ho mai incontrato, e sfido a smentirmi, un solo alpino favorevole alla guerra, amante delle armi, dei conflitti, voglioso di far divampare i fuochi dell’intolleranza.
Al contrario ho visto e lo hanno visto tutti, compresi i preti pacifisti, alpini presenti nei luoghi toccati dalle calamità, fuori dai supermercati per le collette alimentari, pronti ad ogni emergenza e richiesta di aiuto… perché «armati di fede e di amore», come recita la preghiera stessa.
Prendere alla lettera le parole, facendone un’interpretazione fondamentalista, non è solo un’offesa verso gli alpini e il loro stile di operare, ma un insulto alla verità delle intenzioni.
Ed ecco allora la seconda cosa essenziale da tenere presente.
 
Quando gli alpini recitano la loro preghiera, facendo riferimento alle armi, conoscono perfettamente quell’indicazione costituzionale che ripudia la guerra come strumento di soluzione dei conflitti.
Ma hanno altrettanto presente la cultura della difesa, quella stessa che ha mosso il beato Giovanni Paolo II a chiedere l’ingerenza umanitaria in Bosnia.
Difendere chi non è in grado di farlo da sé, correndo il rischio della vita, è atto di guerra o atto d’amore?
Mandare le truppe in Libano per evitare gli scontri tra fazioni nemiche è atto di pace o militarismo?
Essere presenti in Afghanistan a fianco di gente inerme e indifesa è atto di guerra o esercizio umanitario?
 
In realtà viene il sospetto che, tante volte, dietro il pacifista, si nasconda – per dirla con la battuta di un amico – più che il cristiano, il pacifinta.
Se il pretesto della pace diventa motivo di rottura, risulta evidente che l’ideologia, quella fiorita sugli orientamenti politici o culturali di vario colore, ha preso il sopravvento sullo spirito evangelico vero, benché di questo si serva come si farebbe col belletto.
 
Bruno Fasani